15 Mag 2020, 15:32

Roma – Sono passati un anno e pochi giorni da quell’11 Maggio 2019, quando allo stadio “Plebiscito” di Padova la Lazio conquistava la permanenza nella massima serie, al termine di una rimonta storica ed insperata.

Una stagione difficile da dimenticare per tutti i componenti di una squadra che resterà a lungo negli annali sportivi della società biancoceleste, capace di guadagnarsi sul campo la conferma nella massima serie nazionale al termine di un rush finale che rimarrà indelebile nella memoria di tutti gli appassionati di rugby.

Quando ad inizio febbraio la classifica vedeva i biancocelesti fermi ad 11 punti, all’ultimo posto della graduatoria complice una penalizzazione ricevuta e due sole vittorie fin lì messe a referto, forse neanche il più ottimista degli addetti ai lavori avrebbe scommesso un euro sulla causa biancoceleste.

Nonostante il grande impegno profuso nelle partite successive alla batosta dei sei punti di penalizzazione, le vittorie nelle partite a disposizione sfumavano sempre per dettagli, nonostante tutti gli sforzi messi in campo dalla Lazio.

Al 23 Marzo la classifica vedeva ancora i biancocelesti fermi all’ultimo posto, a -9 punti dalla zona salvezza con 3 partite da giocare contro Medicei, Fiamme Oro e Valsugana.

Bastava perdere due di queste partite per rimanere fuori dalla massima serie dopo nove anni consecutivi.

Da quel momento la stagione cambiò improvvisamente volto, la Lazio riuscì a vincere le restanti tre partite di regular season conquistando sempre anche il bonus offensivo.

Il primo squillo arrivò a Firenze, con una rimonta che vide i biancocelesti siglare la meta del sorpasso al photofinish alla bandierina grazie ad un veemente contrattacco finale.

La più iconica di quelle ultime partite fu però probabilmente quella giocata all’Acqua Acetosa nel derby contro le Fiamme Oro su un campo numero 1 gremito di fedelissimi, curiosi ed appassionati.  

Match da dentro o fuori con gli sfidanti delle Fiamme Oro che nel derby potevano ancora giocarsi le loro chance di centrare il quarto posto, obiettivo stagionale dichiarato per la compagine cremisi.

Ad un quarto d’ora dal termine della partita la Lazio è sotto nel punteggio per 31-17. In quel momento probabilmente arrivò però chiaro a tutti il segnale che i biancocelesti diedero al campionato.

In un quarto d’ora le aquile dell’ovale ribaltarono nuovamente la situazione contro ogni pronostico, andando a siglare all’88’, al termine di un’azione infinita la meta del sorpasso con l’ex Pumas Rodrigo Bruno che schiacciava l’ovale alla base del palo.

All’Acqua Acetosa è l’apoteosi: adrenalina a mille,abbracci, un esplosione  di gioia incontrollata e la consapevolezza,  comunque fosse andata a finire quella stagione, che quella gara sarebbe rimasta nell’immaginario collettivo di tutti per diverso tempo e nei match di sempre del glorioso sodalizio biancoceleste.

Due settimane dopo i biancocelesti scendono in campo a Padova, sull’erba dello stadio “Plebiscito”contro il Valsugana già retrocesso ma deciso a vendere cara la pelle.

La Lazio al termine di un primo tempo molto lucido e di una seconda frazione a tratti molto nervosa riusciva a vincere la partita conquistando il bonus offensivo anche in questa occasione.

Dallo “Zaffanella” di Viadana arriva però la notizia che tutto il popolo biancoceleste attendeva: i gialloneri padroni di casa hanno battuto di misura i diretti contendenti del Verona per 24-20.

La Lazio riesce così a guadagnarsi lo spareggio, chiudendo la regular season a quota 30 punti, che senza la penalizzazione sarebbero stati 36.

A Padova nello spareggio una Lazio ormai con le ali al vento affrontava un match tiratissimo con una consapevolezza e una maturità tecnica e agonistica ormai consolidate.

Come tutte le finali (o meglio gli spareggi) la tensione è alle stelle, sugli spalti i sostenitori biancocelesti si fanno sentire eccome. Su quella tribuna si vedono tanti volti che hanno scritto la storia della Lazio degli ultimi anni, appassionati che sono partiti alle 6 da Roma in macchina per non perdersi “la partita”.

Pronti via, la Lazio con indosso una vistosa maglia rosa scendeva in campo imponendo il proprio ritmo di gioco nel primo tempo chiudendolo in vantaggio 10-3. Nella seconda frazione il Verona reagisce recuperando nel punteggio ed è una sfida punto a punto tra le due squadre, in un match apertissimo. Ad otto minuti dal termine il piazzatore veronese riporta con un calcio libero gli scaligeri avanti sul 14-13.  Ma quella partita, quella stagione non era di certo finita.

A cinque giri d’orologio dal termine la Lazio prova in ogni modo a riportarsi avanti, trovando le ultime energie a disposizione di una stagione che meritava un epilogo diverso. Sulla tribuna dello Stadio Plebiscito i tifosi accorsi da Roma continuano ad incitare i biancocelesti per quell’ultimo disperato attacco.  Nuovo pallone portato avanti dai biancocelesti al centro del campo, l’arbitro fischia un calcio di punizione per la Lazio per una entrata laterale in ruck.

Palla in mano ad Alberto Bonifazi, il capitano Carlo Filippucci indica i pali. Palla dentro, esultanza corale ma è ancora lunga.  Probabilmente i momenti più importante di quella partita e di quella stagione si racchiudono proprio in quei 5 minuti finali. La Lazio riesce a gestire gli ultimi possessi del match con una maturità da grande squadra, facendo scorrere il cronometro. Allo scoccare dell’80’ Davide Bonavolontà prende il pallone da una maul avanzante, indietreggia e spedisce il pallone in tribuna.  Il direttore di gara fischia la fine, la Lazio si conferma per il decimo anno consecutivo nel massimo campionato italiano.

Mai nella sua storia, lunga oltre 90 anni la più antica società d’Italia era riuscita a permanere così a lungo nella massima serie nazionale.

Sotto la guida  del presidente Alfredo Biagini, dopo la vittoria del campionato di Serie A nel 2009/2010, i biancocelesti si confermavano dunque  tra le grandi del rugby nazionale.

E se bisognerà ringraziare sempre quella squadra composta da giocatori straordinari che hanno compiuto l’impresa, quella salvezza insperata ha forse un significato sportivo diverso per la società romana.

Quell’11 maggio a Padova sulla tribuna dello Stadio Plebiscito arrivarono a frotte macchine di amici, familiari ed ex giocatori che quella serie se la erano guadagnata sul campo. Tutti coloro che avevano sostenuto la Lazio negli ultimi anni erano seduti sui seggiolini biancorossi di quello stadio.

In un periodo così difficile per la palla ovale romana nell’alto livello, con il baricentro del rugby nazionale d’elite  sempre più essere spostato verso il nord, quella salvezza è stata la conferma della bontà di un progetto che coinvolge tanti ragazzi che interpretano il rugby come una ragione di vita. Studenti, lavoratori, professionisti, tutti protagonisti di un’avventura di una squadra, di uno staff e soprattutto di un Presidente che non hanno mai mollato, tenendo duro davanti a tutto.

Risultati come quello maturato la scorsa stagione non si raggiungono per il caso, la fortuna o solo con il “cuore” messo in campo.

Tutto quello che è stato messo in campo da quella squadra resterà un bene comune che non andrà disperso. Un segnale emblematico che connoterà per sempre la più antica Società di rugby  italiana.

 

 


 
 
 
 
 

Il Primo XV in Italia